Un Comitato che unisce, per fermare la controriforma
Brunella Maiolini - 07-02-2004
Sta nascendo a Roma, nella sede del CIDI il comitato nazionale FERMIAMO LA MORATTI.
Siedono, al tavolo comune, soggetti diversi per storie, identità, posizioni.
Dalla CGIL scuola ai Cub scuola, dalla Margherita al Partito della Rifondazione Comunista, dal Coordinamento Nazionale per la difesa del tempo pieno e prolungato, al CIDI, a Legambiente e all’MCE, passando per l’ARCI, per l’Associazione “Per la Scuola della Repubblica”, il CESP, la Cisl Scuola, il Coordinamento Genitori Democratici, Democratici di Sinistra, Ecole, Federazione Nazionale Verdi, Giovani Comunisti, Libera, Manifesto dei 500, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Giovanile e altri ancora….fra cui il Didaweb.

È un tavolo che unisce tutti i soggetti che non credono che la partita sia terminata e persa, tutti i soggetti indignati, spaventati, mobilitati, che ha come comune denominatore il dissenso e la conoscenza della posta in gioco.
Un tavolo che raccoglie e valorizza il patrimonio della manifestazione del 17 gennaio, che ha costituito una novità importante di unità e di consapevolezza della scuola come bene di tutti.

È una scommessa. O forse di più. Un investimento forte, di ciascuno, nel trovare le modalità di stare insieme, anche quando ci sono differenze e ferite anche profonde,anche recenti, che dividono, anche quando si hanno modi e strumenti diversi, anche quando lo stare insieme significa rinunciare a un pezzo del proprio saper essere.

Non è un percorso facile. Non si è scelta una strada semplice. E non basta decidere di starci, per poi essere capaci di farlo: le azioni di protesta ad esempio decise in modo non collegiale hanno creato momenti di discussione anche dura, prima che l’intelligenza e la volontà dei partecipanti le sapessero ricondurre ad importanti opportunità di visibilità e mobilitazione.

Ma è forse in questo la novità di questo momento di lotta. Nell’avere inteso il grado di attacco alla scuola pubblica, che la legge e il decreto stanno attuando.
E nell’avere compreso che non è, e non può essere, un problema solo di addetti ai lavori, perché insieme ai principi pedagogici acquisiti, ai principi di autonomia, alle professionalità, alla qualità del fare e stare a scuola, sono attaccati principi di uguaglianza, diritti fondamentali, conquiste sociali.
E che la mobilitazione deve proseguire allargando sempre di più lo schieramento per “Fermare la Moratti”, coinvolgendo i genitori, gli studenti, gli enti locali, l’università, tutto il mondo del lavoro, della cultura, della scienza, delle arti e dello spettacolo.
Che oltre alla mobilitazione generale della categoria, sia importante giungere ad uno sciopero che coinvolga anche altri settori del mondo del lavoro, e sappia parlare a tutta la società civile.

A questo tavolo partecipa il Didaweb, con il suo patrimonio di voci e di forme, con la sua specificità, con la sua modalità diversa di rappresentanza della scuola e di presenza nella categoria. E con la sua realtà che è già di per sé un universo variegato, che va a confrontarsi con un tavolo a sua volta multiforme e sfaccettato.
Un’adesione non scontata, discussa approfonditamente all’interno del gruppo di coordinatori, responsabili e moderatori. Ma un’adesione convinta, a larga maggioranza.

Se nella Carta dei principi, affermiamo infatti che La Comunità Didaweb non e' un luogo definito ideologicamente, è stato chiaro però che il principio che contraddistingue l’appartenenza alla comunità, il progetto condiviso dell'apprendere solidale collaborativo libero e gratuito sarebbe vanificato e irrealizzabile nella scuola che la L.53 prefigura, e che comincia concretamente a costruire con il decreto attuativo per i primi ordini.
Non si tratta infatti solo di difesa di organici (pure profondamente attaccati, cosa che non può lasciare indifferente una comunità che accoglie soprattutto docenti), non si tratta solo di difesa di tempo scuola, pieno o prolungato (che comunque non è solo un servizio e un’importante conquista sociale, ma anche modo diverso di fare scuola, più flessibile, più facile ad essere articolato, che ha permesso la realizzazione di molti progetti avanzati nelle scuole dell’autonomia), ma soprattutto si tratta di una scuola dove gli insegnanti sarebbero gerarchizzati, dove si perderebbe l’assunzione collegiale di responsabilità, e la condivisione delle scelte, e di una scuola che diventerebbe un servizio a domanda individuale,dove gli alunni, con le loro diverse possibilità di accesso ai percosi formativi e ad una cultura sempre più fruibile in ambito privato, saranno sempre più divisi per classi sociali. Una scuola che torna ad essere a pieno titolo una “scuola di classe”, mentre ancora doveva rivolgere i propri sforzi verso la dispersione scolastica.

Il Didaweb sarà partner di questa fase di lotta, e ospiterà, come sempre ha fatto, e come sta facendo ora, le voci, i documenti, le domande e le richieste del mondo che rappresenta. E ospiterà anche i comunicati, la promozione delle iniziative, la “visibilità” del comitato.
Nella convinzione che ci unisce dell’eccezionale gravità della situazione e della necessità di lavorare per unire tutte le forze dentro e fuori scuola, per renderle informate e consapevoli prima, portarle ad azioni comuni poi.
In difesa di un progetto di scuola in cui crediamo, per cui vogliamo continuare ad essere in campo, propositivi e attivi.



interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 claudia    - 07-02-2004
Mille baci augurali!
Grazie!
Claudia F.

 Precarius    - 07-02-2004
Infinite grazie a chi è riuscito a far nascere questo tavolo.
Il perdurare dello stato di agitazione , soprattutto senza l’indizione dello sciopero da parte dei confederali, per gli iscritti, incomincia ad assumere la forma di un tradimento.
Se ci sarà lo SCIOPERO GENERALE, dovrà essere per la Scuola, contro il Decreto legislativo, contro la Legge Delega n. 53!
Se non arriverà presto una risposta in tal senso,in particolare dalla CGILScuola, lavoreremo giorno e notte, per aderire in massa allo SCIOPERO indetto dall’Unicobas e dai Cobas (forti della convinzione che altri soggetti rappresentativi della Scuola si aggregheranno all’astensione dal lavoro il 1 MARZO).
Non è difficile intuire che da tale scenario, nell’arco di pochi giorni, deriverebbero assetti sindacali profondamente diversi dalle deleghe esistenti.
Che intervenga la Segretaria Nazionale della Cgil. Con Epifani per evitare una simile possibilità!
Che gli iscritti della CislScuola e della Uil Scuola si facciano sentire per indurre le presidenze nazionali a contribuire al comitato nazionale FERMIAMO LA MORATTI.
I CONFEDERALI NON CI POSSONO ABBANDONARE IN QUESTO MOMENTO...
LO SCIOPERO È LA PIÙ INCISIVA FORMA DI LOTTA CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE. DARÀ FORZA A TUTTE LE INIZIATIVE ED AI MOVIMENTI CHE CONTRASTANO LE DISPOSIZIONI DEL DECRETO ATTUATIVO.
QUESTA VOLTA L’ISTANZA DEI LAVORATORI DEVE ESSERE CHIARA PER TUTTI :
SI SCIOPERA PER DIFENDERE LA SCUOLA ESISTENTE DAL DISEGNO DI RIFORMA DEL MINISTRO MORATTI !
DEV’ESSERE UNA SCOMUNICA DEFINITIVA, INCONTROVERTIBILE.
SENZA I CONFEDERALI SARÀ COME RESISTERE SULLE SABBIE MOBILI.

 Vittorio Delmoro    - 08-02-2004
Chissà che un Comitato simile non possa fare da battistrada ad uno più grande ancora intitolato FERMIAMO BERLUSCONI e che, ad esempio in un bel sabato di maggio, costituisca lo striscione di testa di un corteo di tre milioni di persone a Roma, in vista delle elezioni, e dietro a cui si possa sfilare per una volta tutti insieme!

 Franco    - 10-02-2004
Un grande sciopero? Direbbero che eravamo pochi o non direbbero nulla e andrebbero avanti con l'arroganza e la determinazione allo sfascio che li contraddistingue. Tanti grandi scioperi? Saremmo noi a non saperli sostenere. Che fare? Bisognerebbe inventare qualche forma di protesta nuova: eclatante, efficace, insostenibile per loro e facilmente sostenibile per noi. La mia proposta? Da perfezionare, ma sostanzialmente questa: dichiariamo a quel che resta della stampa libera di volere anticipare in tutte le scuole gli effetti della riforma Moratti. E così aumentiamo i tempi di sorveglianza degli alunni dieci minuti al giorno e riduciamo i tempi di docenza dieci minuti al giorno. Più cose da fare in meno tempo e tanto tempo in più per le libere scelte degli alunni!
Si potrebbe anticipare in questo modo la riforma finché il governo ritira il decreto attutativo e il parlamento abroga la legge 53.

 Francesco Martino    - 10-02-2004
Io credo che 1 sciopero non è sufficiente, ma 1 sciopero + altre manifestazioni fanno notizia.
Ricordarsi che lo sciopero del 17 è andato così bene, che hanno proposto un disegno di legge per vietare la partecipazione dei bambini alle manifestazioni. Spesso ci scoraggiamo, ma le lotte hanno sempre effetti a lunga distanza, occorre forse determinazione e il tempo ci da ragione.


 Rosanna    - 10-02-2004
Il miglior metodo di protesta è usare la stessa strategia del Ministro: la Pubblicità.
Non possiamo permetterci di occupare spazi televisivi o radiofonici, né inviare opuscoli né agende, ....... ma possiamo stilare un documento informativo e puntuale su cosa e quanto offre questa riforma in meno rispetto a quanto si fa ora nella Scuola.
Distribuirlo a tutte le famiglie dei bambini a partire da quelli che frequentano la scuola materna
Un semplice documento che inizi così:

Gentili Genitori vi informiamo che a causa della Riforma Moratti vostro figlio
1) vedrà ridursi l'orario di lezione a 27 ore settimanali
2) avrà solo un ora di inglese ( le altre due le potrà avere se il ministero pagherà gli insegnanti di lingua, altrimenti fategli vedere tanta bella televisione in inglese a casa )
3) farà un'oretta di seconda lingua comunitaria
4) farà meno geografia e meno storia, ma tanti bei "laboratori" se ne avrà voglia..... di che decidete voi !!!!!!
5) ...
6) ...

 Né politico, né sindacalista, ma precaria della scuola    - 12-02-2004
Ho letto il messaggio del 3 febbraio a firma Precarius dal titolo “Insistiamo” e mi ritrovo pienamente in quello che scrive.
Mi sarei aspettata numerose repliche ad esso, ma così non è stato.
Eppure questo di fuoriregistro dovrebbe essere terreno d’elezione per i contenuti trattati in quel messaggio ed nel thead in cui sto scrivendo.
Fuoriregistro è spazio virtuale frequentato da insegnanti, politici e sindacalisti della scuola.
Forse la questione “sciopero” non è attuale? Non è importante? Non si riferisce a qualcosa da affrontare in un tempo brevissimo?
Ovviamente nulla di tutto ciò. Il messaggio riguarda un fatto preciso che concretamente precarius invita ad affrontare. Opportunamente e realisticamente, a mio avviso.
Concordo sul fatto che la categoria cui apparteniamo sia inaffidabile sul piano della “tenuta”, ma è comunque parte in causa, e quindi più facilmente aggregabile di quanto si possa pensare.
Niente polemica nel messaggio di Precarius!….polemica che potrebbe suscitare contrapposizioni inutili ed insignificanti se accostati ai gravi problemi che la riforma Moratti comporta per la Scuola pubblica.
Richiami alle responsabilità disattese, quelli sì!, ma solo come spunti di riflessione per chi, oggi, si dichiara contro questa riforma.
Da più parti sindacali si continua ad affermare la necessità del coinvolgimento della società civile.
Ma di quale società civile stiamo parlando? E’ una collettività che ormai da molti mesi è impegnata ad affermare, con i mezzi che ha……e che non sono molti, con soggetti che non sono insegnanti, politici o sindacalisti, il rigetto totale per questa riforma.
Un disegno di “ricostruzione” dei principi formativi che evidentemente spaventa…Una involuzione che impoverisce la Scuola pubblica di risorse economiche, umane e soprattutto culturali. Questo movimento in difesa della scuola fondata sui valori costituzionali non ce la fa più; il peso che ha sostenuto, anche economico, comincia ad essere troppo gravoso per la vastità delle dimensioni su cui l’azione di tutela sta operando. Ma non si fermano, continuano con determinazione a non voler mollare nella lotta. C’è da imparare, colleghi. E non dimentichiamo mai che alle manifestazioni di Roma e di Bologna erano presenti soprattutto genitori e bambini.
Da chi si attende, allora, la partecipazione?
I mezzi d’informazione non ci accompagnano, ma le associazioni sindacali e gli insegnanti possiedono il massimo possibile, in questo momento, della forza per guidare la protesta…… avrebbero una pesantissima responsabilità nel non usarla fino in fondo!
Qui non si sta trattando di un contratto. Si sta trattando della Scuola.
I sindacati nelle piazze e gli insegnanti nelle scuole ed insieme nelle piazze e nelle scuole.
Perché un intervento frammentario da parte sindacale? L’azione, anche da parte nostra, deve essere continua ed unitaria.
Sarà indice di debolezza uno sciopero indetto solo dai Cobas, dall’Unicobas e dalla Cub-scuola? Non so dirlo, forse potrà verificarsi il contrario questa volta? In ogni caso la debolezza non sarà dei sindacati che hanno indetto la giornata di astensione, ma riguarderà l’intera Scuola pubblica.
Peggio ancora sarebbe un ulteriore sciopero indetto a 10 giorni di distanza dal precedente, da parte dei Confederali e dallo Snals, e la debolezza risulterebbe ancora una volta come un cedimento nella struttura della Scuola pubblica.
Se la proposta è una, UNIVOCA deve essere la risposta.
A meno che essa, UNA non lo sia, e allora occorrerebbe essere più espliciti negli intenti che si perseguono.
E a meno che non ci si aspetti dagli insegnanti, che non brillano in tenacia e disponibilità di moneta, la partecipazione continuata e massiccia inserita in un contesto confusionario e disorientante delle proposte sindacali….
Non prendiamoci in giro, l’unica strada di credibilità per i Confederali, nell’opposizione alla Riforma Moratti, passa attraverso l’apertura ad un progetto comune e partecipato. Sembra una pagina cattiva del teatro dell’assurdo. Il Comitato fermiamo la Moratti è stato formato, cosa aspettano gli altri sindacati che hanno partecipato alla manifestazione del 17 gennaio a parteciparvi? E quelli che già si sono seduti ad un tavolo perché non si lanciano in una totale adesione allo sciopero del 01 Marzo?